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October 22 TempestaGrigiore. Un velo plumbeo sovrasta i cuori, raffredda il sangue, annebbia i pensieri. L'azzurro coperto soffre, afflitto dalla sua stessa voglia di vivere che, forzatamente, si spegne. Masse di cupe nubi si accalcano, creando una coltre che impedisce all'astro vitale di scaldarci. Il vento gelido sibila che nulla possiamo contro di lui e continua imperterrito a soffiare e intimorirci. Poi lampo, una luce avvisa che il tempo, inesorabilmente, sta mutando. Scosse fragorose annunciano che la tempesta è gia in atto. E ancora lampi, ancora buio, ancora rumore penetrante. Pioggia. Goggie, lacrime, scheggie d'acqua cadono da luoghi remoti e giungono fino a noi, fino allo strato più interno del nostro spirito. Attimi bui che sembrano non finire mai, condizionano le nostre vite, si impongono sul nostro umore, sui nostri fragili corpi.
Tutto soggiace in attesa.
Finchè finalmente non giunge, con la luminosità di un miracolo e il calore di un abbraccio, uno spiraglio da cui la speranza riesce a filtrare e a toccarci. Libero il sole comincia, senza fatica, a farsi spazio nel suo regno, non più assoggettato agli invasori. Il vento, da infausto sibilo, si tramuta in fresca brezza che sospinge via le macchie grigie che incupivano l'aere. Il trionfo della Luce dopo la tempesta.
Il temporale : metafora delle fasi della vita, in cui tempi scuri e grami si alternano a momenti freschi e luminosi. La burrasca in questo caso, però, può durare non ore, non giorni e nemmeno settimane. Può affligere le epoche della nostra vita a tempo indeterminato.
Tale era la visione del famoso Arthur Schopenhauer, filosofo che ci ha colpito e sconvolto per queste scoraggianti parole : "La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia." Per egli l'esistenza non è che una spiacevole malattia, in un mondo in cui a patire non è solo l'uomo. Tutto soffre; ogni creatura subisce questo martirio. Il dolore è, dunque, uno stato primario e permanente che deriva dal desiderio incessante. Vogliamo sempre qualcosa, qualcosa che non c'è e ci manca, ma che, una volta ottenuta, non può che donarci un temporaneo piacere che si estingue troppo presto.
Ma è davvero così? La vita è solo sofferenza? Un flusso continuo di oscurità con brevi sprazzi di luce e d'amore?
Personalmente credo il contrario : essa è un dono luminoso che contempla, necessariamente, zone cupe in cui, però, la luce non è assente ma, come accade durante le eclissi, viene solo momentaneamente coperta...
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