L'uomo è "animale metafisico". Interrogarsi fa parte della sua natura.
Mentre gli animali vivono d'istinto puro, noi costruiamo sopra ad ogni sensazione chili di raziocini.
Ma nonostante la quantita' illimitata di quesiti sull'esistenza, del sé e delle cose attorno, che inevitabilmente turbinano nelle nostre menti, non riusciamo a superare i confini di quello che Kant chiama "mondo fenomenico". Un mondo costituito non da oggetti reali, ma dalle immagini mentali e illusorie che noi abbiamo di essi; un mondo di apparenze.
I nostri occhi sono, dalla nascita, celati da irrimovibili lenti, trasparenti si, ma colorate, che deformano e personalizzano la realtà, che nella sua essenza, non potra mai essere esperita.
Ognuno, dunque, vede il mondo a suo soggettivissimo e irripetibile modo e nessuno puo' avere la presunzione di sapere come.
L'accettazione di questo limite corrisponde con la civilta'. Prenderne finalmente coscenza comporterebbe l'evitamento di conflitti, guerre e ogni altra forma di ostilità.
E allora, come lo stesso Kant suggerisce, facciamo del rispetto reciproco e della legge morale un Imperativo Categorico che guidi in ogni momento le nostre vite.
Solo così riusciremo a scorgere una traccia dell'Universale.
"Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me".