La crudeltà alberga dentro ognuno di noi.
"Homo homini lupus" diceva Hobbes...L'uomo è un lupo per l'altro uomo e si trova in un perenne stato di guerra di tutti contro tutti.
Le sue azioni sono guidate da interessi egoistici e da obbiettivi che mirano all'autoconservazione di se.
E' la sua natura, che lo spinge a lottare contro l'altro, per accaparrarsi dei beni di cui si ha una disponibilità limitata.
E non esiste la legge del più forte, perchè tutti, prima o dopo, dispensano ferite a chi è intorno. Che poi siano laceranti come squarci o sottili come graffi, il dolore che producono non varia. E' l'essere inattese a renderle letali.
Da un cospecifico, infatti, non ci si attende del male, e invece eccolo li', pronto a sferrare l'attacco.
Per gli animali non è cosi'. Essi possiedono meccanismi di lotta ritualizzata che permettono agli individui appartenti ad una stessa specie di scaricare in maniera inoffensiva l'aggressività che inevitabilmente viene accumulata. La violenza esiste negli atti di predazione, ma essi sono indispensabili alla sopravvivenza, essendo determinati dalla necessità di nutrirsi.
L'uomo, invece, perchè fa del male? Ha davvero ragione Hobbes?
Per quanto ogni giorno, guardando cio' che accade, siano molto più numerosi gli atti indegni di quelli nobili, a stento riesco a rassegnarmi a questa concezione oscura dell'essere umano.
Voglio credere che dentro ad ognuno di noi siano presenti, in egual misura, l'atomo del bene e quello del male e che siano le circostanze, l'ambiente, le esperienze a determinare il dominio dell'uno o dell'altro.
Caro Thomas Hobbes, la tua celebre metafora si rivela poco adeguata. I lupi vivono in branco e hanno un senso della collettività più forte del nostro.